bkk chinatown

Published on 13:22, 08/18,2008

Abbiamo lasciato Ventiane due giorni fa. L'albergo dove stavamo si e' rivelato essere un albergo utilizzato anche da prostitute. Ma la stanza tutto sommato non era malissimo e visto i prezzi di Ventiane (100.000 kip per uno stanzone in puro realismo socialista) poteva andare. Ma era un segnale che doveva metterci in allarme, tant'e' che il pomeriggio tornando non c'erano piu' le chiavi ufficiali della nostra camera, ci vengono date quelle di scorta, e io (Gio), sempre un po' maligna, penso subito che ci abbiano fottuto qualcosa. All'apparenza no, ma arrivati a Bangkok cerchiamo l'iPod e non lo troviamo piu' ... peggio per loro, era rotto, a volte non si acendeva piu' e avolte non si spegneva e poi il pc e il Mac non lo riconoscevano piu' Inssoma una bella sola per loro, e per noi una liberazione di coscienza cosi' possiamo comprarci quello nuovo all'MBK.

A Bangkpk siamo tornati contenti di esserci, forse la citta'ti entra sotto la pelle senza che te ne accorgi e ne subisci il fascino. Conoscendola un po' di piu' ci siamo mossi con tranquillita' e ne abbiamo approfittato per vedere i templi che avevamo saltato la prima volta e oggi Chinatown. Ci siamo ubriacati di tutte le stronzate che vendono, Hello Kitty trionfa in tutte le forme (dai ventilatori portatili alle cuffie da doccia, dalle mutande - pecccato che erano vendutein blocco da 50 pezzi - alle tastiere...) Il mercato alimentare a prima vista (e anche una seconda) sembra proprio confermarel'idea che i cinesi mangino qualunque cosa si muova e anche qualunque cosa anche immobile, insomma proiprio tutto. Certe cose non abbiamo proprio capito cosa fossero... e comunque i nidi di rondine arno venduti nelle gioillerie!

Un'ultima cosa divertente: dopo due viaggi in India siamo dovuti venire fino in Thailandia per trovare;' meglio per farci trovare da un tempio Sikh, in un pezzo di mercato che e' una piccola India qui.

L'altra costante del viaggio sono tre francesi sulla quaranmtina, molto buffi, un po' macchiette, che hanno accompagnato tutte le nostre giornate e spostamenti da quando eravamo in Laos: abbiamo fatto insieme il viaggio sul Mekong fino a Luang Prabang, dove siamo rimasti gli stessi giorni, ci siamo rivissti a Ventiae, eravamo nella stessa carrozza del treno da Nong Khai a BKK, e ieri ci siamo anche incontrati a BKK, loro scendendo, noi salendo sul traghetto. A fare apposta non ci saremmo riusciti a incontrarci cosi' e ovunque. Alla fine  erano diventati un presenzafamiliare e rassicurante!

Del Laos parleremo ancora., per ora lo stiamo digerendo, ma alla fine ci siamo trovati d'accordo con chi, prima della partenza, ci diceva di non amare il laos perche' devi pagare per ogni passo che fai. Nonostante questo, i laotiani pero' sono  super carini e accoglienti... mah, comunque siamo contenti di essere tornati qui anche perche' fra un paio di giorni ci aspetta il mare... e non un mare qualunque ma il mare di Koh Phi Phi...

 

 


luang prabang - vientiane

Published on 13:17, 08/15,2008

Lasciamo Luang Prabang con il ricordo di un piccolo tempio, dei suoi givoani monaci, e del loro cane.

Qualche giorno passeggiando e curiosando per la citta', siamo entrati in un tempio piccolo, non troppo appariscente, ma carino. mancava qualche minuto alle sei, l'ora della preghiera serale, e dentro c'era solo un monaco in meditazione, quindi abbiamo deciso di entrare anche perche' la scena era piuttosto buffa: sul cuscino centrale - c'e' una fila di cuscini dove si inginocchiano i monaci piu' importanti durante la preghiera - quello proprio davanti al Buddha, era comodamente sdraiato un cane. Entra un altro monaco, che poi scopriremo essere il "capo" anche se sembra avere meno di 30 anni, ci saluta con un sorriso e con uno scambio di battute, e poi prova a convincere il cane a spostarsi. Il cane ovviamente si rifiuta, scodinzolando al monaco, e lui si siede sul cuscino di lato. Inizia a intonare i mantra e a guidare la preghiera, noi riusciamo a uscire in silenzio - anche perche' il monaco piu' piccolo continuava a distrarsi guardando noi e ci pareva brutto!- ma restiamo ad ascoltare e aspettiamo la fine della preghiera. Il cane non si e' mosso, e' uscito alla fine tutto contento con i monaci.

siamo tornati anche l'ultimo giorno e questa volta il cane non era ancora entrato nel tempio. ma appena e' iniziata la preghiera lo vediamo arrivare di corsa scodinzolando, e dopo un giro di coccole per far vedere che era arrivato anche lui, si e' messo tranquillo sulla porta del tempio per tutta la preghiera. Ci e' proprio piaciuto, il tempio, la comunita' di monaci e l'atmosfera che si respirava. Per pudore non abbiamo fotografato il cane la prima volta, quando era davanti al Buddha, ma sulla porta ci siamo sentiti piu' liberi. Eccolo:

adesso siamo a Ventiane, raggiunta dopo 10 ore di bus di cui 6 su una strada di alta montagna tutta curve e tutta verde. Stancante ma con paesaggi bellissimi.

Qui il Mekong e' sempre piu' alto (4 metri sopra il livello dello scorso anno, il livello piu' alto degli ultimi dieci anni dicono i laotiani) ma ha smesso di piovere e quindi andiamo a goderci il tramonto sul fiume (visto che questa connessione e' lentissima e abbiamo dovuto riscrivere il post perche' la prima non ce l'ha pubblicato... quindi questa e' la versione ridotta!)


elefanti

Published on 12:07, 08/11,2008

Oggi finalmente siamo riusciti ad andare a trovare gli elefanti, e , come ci aspettavamo, piove come non ha mai fatto da che siamo arrivati, lo stile e' quello del monsone indiano.

Gia' la traversata del fiume per arrivare al parco naturale e' stata un'impresa, la barchetta imbarcava acqua, e la corrente era spaventosa ( poi ci hanno spiegato che il MEkong e' 8 metri piu' alto dell'anno scorso), ma il meglio doveva ancora arrivare. 

Appena scesi sul classico viottolo fangoso la Gio' (prima a scendere)ha deciso di sbagliare ad appoggiare il piede e si e' ritrovata col fango altezza ginocchio, ne e' riemersa con classe e tre chili di fango in regalo sui birkenstok, al che abbiamo tutti deciso di continuare a piedi nudi tra fango scivoloso e cacche di elefante. 

La fatica e' stata premiata da MAe SAn. l'elefantessa che ci ha portato nella giungla

( http://www.laos-adventures.com/page.asp?id={39FF95CC-AB38-443D-B7B3-0B4E89489619} ) Io (Massi) ho anche provato a fare il mahout, qui le mie considerazioni: allora, va bene che eravamo in fila, che l'elefatessa fa quella strada piu' volte al giorno, che c'era il suo vero mahout, COMUNQUE, a me per un momento e' sembrato davvero di "guidarla" ed e' stato proprio emozionante. MAe san spesso raccoglieva fango con la proboscide per spruzzarlo poi sul suo fianco, e quindi sui nostri piedi, oppure si fermava per mangiare e fare i capricci.

Nonostante la pioggia e il fango ovunque, il camminare nella melma a piedi nudi, e' stato bellissimo.

Foto prova:

 


Luang Prabang

Published on 16:17, 08/10,2008


Ci sono voluti due giorni sul Mekong - con una tappa notturna a Pak Beng - per arrivare a Luang Prabang che ci subito assorbito nella sua atmosfera sonnolenta postcoloniale.

Il viaggio sul fiumo, come temevamo' e' stato abbastanza faticoso il primo giorno, con barca scomodissima e superpiena, imbarco alle 10 sotto il diluvio, partenza alle 11.30 per aspettare gli ultimi arrivi dalla sponda thai e per riempire fino all'impossibile la barca. Immancabile presenza per tutto il viaggio dave, newyorkese che ha attraversato con noi il Mekong dalla Thailandia, e che continuiamo a incontrare nelle guesthouse (quelle peggio - adesso ci siamo spostati in un posto piu' carino) e nei mercati notturni (anche qui quelli pessimi, visto che siamo presi anche una bella intossicazione alimentare con cui lottiamo da due giorni).

Salire sulla barca era un'impresa: qui non esistono moli, ma solo rive fangose e ripide a cui viene appoggiata una passerella minimal... anche lunag pranbang, che ci aspettavamo con molo, era cosi', per fortuna la passerella dava su una stradina asfaltata.

Qui era come ci aspettavamo anzi forse meglio: e' proprio piacevole, con le sue case basse, magnifici giardini tropicali, i templi con i giovani monaci (proiprio adesso ce ne sono due all'internet cafe' che sono qui da almeno un paio d'ore!) ristoranti carini... e poi hanno capito tutto del turismo e hanno organizzato tutta una serie di attivita' sostenibili: dagli ecotrekking alle autorpoduzioni tessili delle donne delle tribu' (a prezzi esorbitanti ovviamente) ai massaggi charity (per sostenere la crocerossa) al lavoro con gli elefanti.. Ah proposito, domani ci aspetta una mattina con gli elefanti, vi racconteremo...

ora qualche foto del Mekong e le bambine di Pak Beng

e i monaci di Luang Prabang

 

 


chiang rai - Laos

Published on 14:42, 08/06,2008

Siamo finalmente arrivati in LAos, ci siamo arrivati attraversando il mekong su una basculante barchetta... il Mekong e' davvero un' emozione e il Laos sembra, per ora, proprio come lo raccontano: tranquillo, e i laotiani sorridenti, e i bimbi ciccioni!

Comunque il primo incontro e' proprio da paese comunista. ufficio immigrazione: un impiegato  ci da' il modulo da compilare per il visto, poi consegna il passaporto con relativo modulo all'impiegato seduto al tavolo dietro, che controlla se le info sul passaporto e sul modulo coincidono: il passaporto e il modulo tornano al primo impiegato che, dopo avcer ricevuto i soldi, timbra il visto sul passaporto e ci da' un secondo modulo. Con il secondo modulo compilato si va all'ufficio passaporti, che controlla di nuovo visto e modulo e poi ci da' la meta' del modulo per l'uscita dal paese. rimettiamo i passaporti nella bustina nascosta (prima nel sacchetto di palstica che non si sa mai!) e fatti due passi un tavolo con tre poliziotti, che ci richiedono il passaporto... e' proporio una burocrazia comunista!

 il viaggio da chiang rai a chiang khoeng, il posto thai al di la' del mekong, doveva essere un tranquillo trasferimento di due ore, ma ce ne abbiamo messe 4, per colpa di una ruota bucata e di un autista non molto sveglio. Ma per fortuna fra i passeggeri c'erano "mascellone", un braccio di ferro thai, e "baffetto", faccia simile a un pesce gatto, che hanno rislto la situazione.

ecco le acrobazioe dell'autista che fa la scimmietta per svitare i bulloni della ruota!

comunque ci eravamo dimenticati di lin hue, il panda femmina dello zoo di chiang mai. Sappiamo che gli zoo non sono poi cosi' etici ma alla panda non abbiamo resistito! insieme a lei c'era anche chiang chiang, il maschio, ma dormiva e quindi niente foto! lin hue invece continuava a mangiare...

 


chiagn mai - chiang rai

Published on 12:58, 08/05,2008

alla fine abbiamo fatto pace con chiang mai e con il cibo thai. Il mercato notturno dove vedi cosa ti cucinano e cosa ti ritrovi nel piatto e' stata la nostra fortuna.

e ieri abbiamo scoperto per caso anche il wat piu' bello e famoso di chiang mai (non lo cercavamo bene, o forse non dovevamo cercarlo per trovarlo!)

oggi viaggio verso chiang mai, per entrare domani in laos. Infatti qui sembra che non ci sia nulla... In viaggi abbiamo odiato il gruppo di turisti spagnoli, che ha sigillato i finestrini del bus (gli altri erano gia' rotti) creando un microcliam  impossibile, sopratutto dopo la sosta quando puzzava tutto di cibo...

e adesso odiamo la comitiva di giovani teenagers americani che si muovono sempre come degli alieni (e invasori!) e che hanno invaso l]internet cafe' quindi fuggiamo

a dopo per le foto 


chiang mai

Published on 06:55, 08/03,2008

poi vi racconteremo della citta', per ora godetevi questa foto


Bangkok

Published on 14:25, 08/01,2008

Come dice giovanna e' un po' londra e un po' bombay, un po' asia, quella incasinata piena di odori ( che spesso sembrano puzze) e un po' giappone, ipertecnologico e asettico.Sembra di vedere il nostro futuro, con lo skytrain e le passerelle che ti portano direttamente nel centro commerciale, dove per ore camini in mezzo a  milioni di bancarelle, che piu' che un centro commerciale ti sembra di essere in un suk al coperto.

Misto di familiarita' ed estraneamento, gia' visto eppur diverso. A volte ricorda l'India, a volte la fa rimpiangere.

la cucina dobbiamo ancora capirla ( speriamo...) perche' per ora non ci soddisfa per niente, ne' l-agrodolce, ne' il piccante che ha sempre quel retrogusto dolciastro... insomma abbiamo gia' nostalgia dei sapori di casa e anche in questo forse l'india ci era (diventata) piu' familiare.

Il fascino di Bangokok e' comunque il fiume, dal battello sembra piu' umana e piu' orientale.

 


Tra Poco

Published on 12:41, 07/26,2008

Partiamo, andremo prima

   e poi       

 
                      A presto!